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Prediche da Lecco/ Quell'idea sbagliata della bontà di Dio

Lecco (Lècch) - Cari lecchesi, c'è una categoria numerosissima di cristiani che hanno della bontà di Dio un concetto assai lontano dal vero...

SPROPOSITI. Quanti cristiani pensano tra sè: «Il Signore è infinitamente buono, dunque chiuderà un occhio sulle mie marachelle e non mi negherà il Paradiso!», «Egli conosce bene la fragilità umana e facilmente perdona», «Adesso son giovane, farò giudizio quando sarò vecchio...», «In punto di morte una buona confessione e tutto è a posto!»... Che spropositi in queste parole!

GIUSTO E SANTO. Costoro non pensano che, se Dio ha promesso di accogliere sempre il peccatore quando ritorna a Lui sinceramente pentito, non ha promesso di concedergli il tempo e la grazia di convertirsi. Non pensano che, se Dio è infinitamente buono, è anche infinitamente giusto e santo, e come giusto e santo non può tollerare che la sua bontà serva ad incentivo alla nostra malizia o di etichetta per far passare il contrabbando nelle nostre passioni.

SENZA L'OSTE. Non pensano che, se adesso non intendono iniziare una lotta energica di reazione contro le loro inclinazioni cattive, queste acquisteranno insensibilmente il dominio del loro cuore, così da metterli nella impossibilità di cavarsene fuori anche nella più tarda vecchiaia. Non riflettono infine che, differendo al punto di morte la loro conversione, potrebbero fare i conti senza l'oste: chi li assicura di non venir colpiti da una morte improvvisa, senza aver tempo di dire nemmeno un «Gesù mio, misericordia»?

CONTRIZIONE. Chi li assicura che, avendo anche il tempo, potranno concepire una sincera contrizione, cioè quell'odio dei propri disordini che si richiede per ottenere il perdono di Dio? Il cuore non è mica una pasta da potersi maneggiare e infornare come pare e piace, né la contrizione è un pastrano che si possa da un momento all'altro cacciare sulle spalle!

SOMMA PERFIDIA. Ci vuole una grazia abbondante di Dio per convertirsi, e questa grazia sarà un miracolo se Dio la darà a colui che ha continuato ad offenderlo col peccato tutta la vita. E' un atto dunque di somma presunzione, dirò meglio, di somma perfidia ostinarsi a peccare con la speranza del perdono, servirsi della divina bontà per alimentare la propria malizia, prendere coraggio ad offendere Dio da ciò per cui si dovrebbe di più rispettalo ed amarlo!

SCIOCCHEZZA. E' il colmo della malvagità e, dirò anche, della sciocchezza, perché equivale ad attribuirgli una bontà stupida, ridicola ed indegna della sua santità! Con questo sistema si farebbe di Dio il protettore di tutte le canaglie ed il complice di tutte le scelleratezze... Vedete perciò quanti siano quelli che si ingannano di grosso.

NON PROMITTIT. Finisco mettendovi sott'occhio una grande massima e una sentenza di Sant'Agostino, che troncano d'un colpo le false speranze: «Nemo sibi promittat quod Evangelium non promittit: nessuno osi promettersi ciò che il Vangelo non promette». E, sulla bontà divina: «Iddio perdona a un ladro affinché tu non disperi; ad uno solo, affinché tu non presuma».

Fr. Antonino

23 novembre 2014