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Il volontariato e quei posti di lavoro “rubati” ai giovani disoccupati

Lecco - Gentile Direttore, una brevissima replica al suo commento limitata a tre punti:

Trascrivo il confronto delle tabelle BURL che avete (fortuitamente) omesso nella mia nota, che documenta come nel periodo 2088-2011 sia in Lombardia, sia a Lecco, le organizzazioni di volontariato Onlus di diritto sono cresciute numericamente. Dopo di che ognuno è libero (si fa per dire) di credere ai dati ufficiali, riscontrabili, o ai dati di una ricerca di cui non si conosce la metodologia, evitando, per lo meno, di trarre conclusioni affrettate.

Faccio notare che, secondo statistiche ONU e UE, in tutti i Paesi ritenuti “civili”, e comunque con indici di occupazione dati occupazionali più elevati dei nostri, la percentuale di volontari è molto più alta di quella italiana. A dimostrare che non c’è alternativa fra volontariato e occupazione.

Quanto al titolo del vostro pezzo riferito all’indagine DAS, osservo, sommessamente, che l’aggiunta di un punto di domanda di fronte ad una ricerca che scombussola il senso comune avrebbe fatto ugualmente “notizia”, dando però conto di una ragionevole prudenza.

Cordialmente.

Emilio Amigoni
(Segretario generale Fondazione della provincia di Lecco)

 
Egregio signor Amigoni,

nessuna omissione fortuita delle sue tabelle, bensì volontaria poichè trattandosi di cifre incolonnate invece che scritte di seguito ci siamo permessi di risparmiarci di ricopiare e sistemare il tutto: ci pareva un impiego di tempo non indispensabile in questa rubrica, anche considerando che il succo di quei numeri già lo spiega lei e noi ne prendiamo atto.

Invece sulla questione più interessante sollevata, e cioè sul rischio che il volontariato "rubi" posti di lavoro in un momento di grave necessità occupazionale in specie giovanile, mi pare che lei risponda in maniera fuorviante, per rimanere alla sua terminologia. Difatti, sarà anche vero che l'associazionismo è maggiormente diffuso nei Paesi con indici di occupazione più elevati dei nostri, ma ciò non implica una qualche relazione di causa ed effetto. Quelle nazioni offrono comunque più lavoro, a prescindere dai posti "erosi" dal volontariato. Logica vorrebbe che, proprio partendo dalla constatazione per cui la presenza del volontariato risulta maggiore nei Paesi dove gli stipendi sono molto superiori ai nostri e dove la disoccupazione è minore, dovremmo chiederci se noi possiamo "permetterci" il volontariato.

Precisamente in ragione delle minori opportunità occupazionali, in Italia il volontariato toglie delle possibilità, specie ai giovani. Inoltre, negli altri Stati europei il volontariato (a cominciare dalla Protezione civile) è generalmente retribuito, seppure in misura inferiore rispetto ad altre attività. Il punto è che qualcuno (molti per motivi apprezzabili, altri per ragioni non egualmente encomiabili) regala il lavoro che a parecchi manca: vogliamo discuterne senza indignarci se il volontariato, in certi suoi aspetti, viene messo in discussione? Una cosa è certa: se non ci mettesse una toppa l'associazionismo, le amministrazioni pubbliche dovrebbero farsi carico di alcuni servizi, assumendo chi non ha lavoro...

Concludo respingendo il rimprovero che lei ci rivolge per non aver usato il punto interrogativo a proposito degli esiti della indagine Das: perchè mai avremmo dovuto dubitare di quanto affermato da autorevoli ricercatori? Per metterlo all'indice non ci basta, egregio signore, che tale studio "scombussoli" il senso comune, come dice lei. Al giorno d'oggi la pubblica opinione è infarcita, appunto, dei luoghi comuni, delle verità precostituite e degli artefatti dogmi di quel pensiero massificato e quel linguaggio "politicamente corretto" da cui anche Papa Francesco ha inteso metterci in guardia.

Cordiali saluti.

Giulio Ferrari

5 luglio 2013