Invia articolo Stampa articolo
Strage di Lecco, multe a estremisti che disturbarono la rievocazione

Lecco (Lècch) - La Questura di Lecco ha sanzionato una trentina di estremisti di sinistra per la manifestazione illegale inscenata il 27 aprile nei pressi dello stadio, dove era in corso la commemorazione di 16 militari della Repubblica sociale italiana, fucilati nel 1945 dopo essersi arresi.

In occasione della cerimonia, alcune decine di contestatori disturbarono i presenti con urla minacciose e insulti. La Polizia impedì che i due gruppi venissero a contatto tra loro e, nell'occasione, identificò i protagonisti, e come tali promotori, dell'illecita dimostrazione.

La Questura di Lecco, come atto dovuto, ora ha provveduto a sanzionare gli estremisti di sinistra identificati con le multe previste dal Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza che ha depenalizzato il reato di manifestazione non autorizzata ma ha stabilito multe amministrative pecuniarie di un certo rilievo.

Sono così scattate sanzioni che variano dai 3.000 ai 10.000 euro a carico di alcuni manifestanti irregolari. Tali provvedimenti hanno suscitato il disappunto di partiti e associazioni della sinistra, dal Pd all'Anpi.

Proprio la targa affissa sul luogo della strage dall'Anpi, potrebbe aver contribuito a creare un clima di dura opposizione alla commemorazione (che avviene da parecchi anni) dei militari fascisti. Cerimonia che, infatti, apparirebbe inaccettabile a dar credito a tale targa collocata dall'Anpi, in cui viene attribuito ai soldati fascisti di aver ucciso a tradimento dei partigiani dopo aver sventolato la bandiera bianca.

Una tesi che, peraltro, l'Anpi stessa contraddice, visto che proprio sul suo sito nazionale viene riportata un'intervista al grande scalatore e partigiano Riccardo Cassin, che partecipò a quella battaglia e che chiarisce come veramente andò la faccenda della bandiera bianca.

«Io stesso - è il racconto di Cassin - venni ferito il mattino del 27, mentre dalla massicciata della ferrovia sparavo con un bazooka sui repubblichini asserragliati in un caseggiato. Caddero altri amici, Italo Casella, Angelo Negri, il liceale Alberto Picco, prima della resa degli assediati».

«Farfallino e altri tre - prosegue Cassin - saltarono su per la gioia: vennero fulminati sul posto da una raffica. In un'ala del fabbricato non si erano accorti che il loro comandante aveva esposto la bandiera bianca».

Riccardo Cassin, dunque, testimonia che da quella parte dell'edificio non si vedeva la bandiera bianca e chi continuò a sparare non lo fece "a tradimento", ma solo perchè ancora non sapeva della resa. Quell'accusa divenne, però, la giustificazione della strage, procedendo alla decimazione dei soldati che, rimasti senza più munizioni, si erano arresi.

Strage di Lecco, le due "verità" dell'Anpi sui fucilati allo stadio

Nella foto-galleria, la lapide inizialmente posta (e poi rimossa) in memoria dei militari fascisti fucilati e l'intervista a Cassin con la verità sull'episodio della bandiera bianca.

20 luglio 2026