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Il 25 Aprile lecchese: amenità dei sindaci

Lecco (Lècch) - La ricorrenza del 25 aprile è stata occasione di ascolto di una serie di amenità "storiche", da Lecco a Valmadrera a Varenna, solo per citarne alcune, tratte dai discorsi ufficiali dei rispettivi sindaci.

Partiamo doverosamente dal capoluogo, con lo svarione di Mauro Gattinoni. «Celebriamo - ha detto il numero uno di palazzo Bovara - oggi il passaggio fondativo della nostra identità democratica, perché il 25 aprile rappresenta, insieme, la fine della dittatura nazifascista e l’inizio concreto di un cammino collettivo...».

Venticinque aprile fine della dittatura nazifascista? Ovvero, il ventennale regime mussoliniano fu nazifascista? Quando Mussolini giunse alla guida dell'Italia (1922), Hitler era ancora soltanto uno sconosciuto, benchè promettente, attivista del Partito nazionale socialista dei lavoratori tedeschi, che vinse le elezioni solo una decina di anni dopo.

L'Italia entrò in guerra al fianco della Germania nel 1940 e i tedeschi arrivarono in Italia solo dopo la caduta del regime fascista per mano del Re, che fece arrestare Mussolini e poi scappò: un inevitabile controllo dei tedeschi sul suolo italico, causato da eventi bellici e non ideologici, avvenne dopo la liberazione del Duce e la costituzione della Repubblica sociale italiana, nel biennio di guerra civile, dal 1943 al '45, al nord della Penisola.

Se vogliamo la maggior influenza che Hitler potrebbe aver avuto su Mussolini si verificò nel 1938, con l'emanazione delle leggi per la difesa della razza, peraltro molto diverse dai criteri germanici, ma parlare di fine della dittatura nazifascista, facendo inevitabilmente pensare che il Ventennio fosse un connubbio delle due ideologie, solo perchè si conclude coi militari tedeschi (e gli americani) in casa, è un'affermazione antistorica.

Un'altra perla degna di nota è quella del sindaco di Valmadrera. «Erano - ha proclamato Cesare Colombo - contadini e operai, intellettuali e studenti, militari e religiosi, donne di ogni ceto sociale, azionisti e comunisti, cattolici e liberali, e persino ex fascisti delusi. Li univa una cosa sola: il no. Il no alla barbarie, alla disumanizzazione, alla violenza. Il valore della Resistenza, direi quasi il suo prodigio, fu proprio nell'unire anime molto diverse».

Il no alla barbarie e alla violenza? Ma come definisce Cesare Colombo le gesta di quei partigiani che hanno assassinato migliaia e migliaia di innocenti nel Triangolo emiliano-romagnolo della Morte e non solo, stuprato, torturato, derubato: nella sola provincia di Modena, per fare un esempio, alla vigilia dell'amnistia del 1958, si contavano 3.791 condannati per 2.594 anni e 5 mesi di carcere. E come giudica quelli che si sono messi al servizio dei partigiani titini, genocidi di italiani nelle foibe?

Ma veniamo all'unità di anime diverse, comuniste o cattoliche etc., enfatizzata dal Colombo: nessuno ha parlato al sindaco di Valmadrera, ad esempio, dei partigiani rossi che hanno assassinato oltre 130 preti italiani in odio alla fede e alla Chiesa (tra cui il seminarista 14enne Rolando Rivi, recentemente beatificato)? O dei loro compagni dediti all'eliminazione di partigiani bianchi o trotzkisti o comunque non conformi alla linea sovietica, come nel massacro di Porzûs, tra le cui vittime ci furono anche il fratello di Pasolini e lo zio del cantante De Gregori?

Arriviamo, infine, alla sentenze del sindaco di Varenna. «Fu questo ardore a spingere i partigiani: non un calcolo politico, ma la rivolta dell’umano contro il disumano, contro la negazione dell’altro propria di ogni totalitarismo», ha assicurato Mauro Manzoni.

Chissà come gli è venuto in mente che i partigiani rossi (erano la maggior parte) combattessero contro ogni totalitarismo: erano stalinisti e non hanno certo preso le armi per darci la libertà all'occidentale bensì sognando di sottometterci alla madre Russia, all'Unione Sovietica, e al dittatore più sanguinario mai esistito (dopo Mao): il criminale Giuseppe Stalin!

Tanto è vero che hanno continuato ad ammazzare gente, facendo almeno 10.000 vittime, anche dopo la liberazione (peraltro compiuta dagli americani) fino al 1949, considerato anno di chiusura del Triangolo della morte.

26 aprile 2026