Lecco, in 100 a spasso sulle tracce dei Badoni
Lecco (Lècch) - Una splendida giornata di sole ha salutato lo scorso sabato il pomeriggio organizzato da Officina Gerenzone aps e interamente dedicato ai luoghi in cui la famiglia Badoni sviluppò tra XVIII e XX secolo la sua lunga esperienza imprenditoriale.
Quasi un centinaio di persone ha affollato il punto di ritrovo, nella parte alta di San Giovanni alla Castagna, da cui è partita una lunga e piacevole passeggiata che li ha accompagnati, in comoda discesa, fino al simbolo che tuttora incarna la famiglia nell’immaginario collettivo ovvero la bella villa di corso Matteotti.
Capitanato da Paolo Colombo, presidente del sodalizio fattivamente impegnato nella valorizzazione dell’identità della Vallata e del territorio lecchese, il folto gruppo ha toccato i luoghi che hanno fatto nel tempo da scenografia alle vicende familiari e manifatturiere della famiglia.
Luoghi, personaggi, curiosità e anche “stranezze” sono state condivise a più voci da Colombo assieme a Carlo Polvara, Barbara Cattaneo, Carlo Brivio e Francesco D'Alessio.
Presente anche Giorgio Cortella, autore dello splendido volume appena uscito per volere della Bonfanti Italgru (proprietaria tuttora del marchio “Antonio Badoni”) che ha illustrato molti aspetti della complessa vicenda industriale dei Badoni, fino ai tempi più recenti.
Alla breve sosta nella piazzetta della Castagna, simbolo delle relazioni sociali e anche familiari saldate dai Badoni nel corso dell’Ottocento con gli esponenti di altre affermate realtà commerciali (come i Gerosa, gli Spreafico e i Gattinoni), è seguito un passaggio nel parchetto di via Tirabagia dove ancora sopravvive un tratto di roggia con la chiusa che alimentava il grande filatoio innalzato in età napoleonica dai Badoni, riflesso della loro prima vocazione serica.
Grazie alla disponibilità dell’attuale condominio che vi è stato insediato è stato possibile fare tappa nel cortile sul quale, oltre al filatoio, affaccia la grande casa che fu dimora del casato fino al 1841.
In quell’anno il ragioniere Giuseppe Badoni acquistò dai marchesi Stampa di Soncino, eredi Belgiojoso d’Este, la grande villa di Castello con il parco dove sorse tra il 1842 e il 1844 l'attuale Officina Badoni, importante espressione neogotica del territorio.
Scendendo lungo via Partigiani, ovvero la vecchia via della Valsassina, un passaggio è stato dedicato alla casa settecentesca che appartenne a Carlo Barone, cognato di Giuseppe Onorato Badoni, dalla cui eredità provengono i primi “agganci" metallurgici sviluppati dopo la Restaurazione dal nipote Carlo Badoni.
Sul ponte del Seminario si è richiamato l'importante impianto che ivi i Badoni avviarono verso gli anni Trenta dell’Ottocento ovvero il laminatoio di Arlenico (toponimo “trasferito" vicino al Caleotto assieme allo spostamento dell’opificio che ne portava il nome) che si affiancava agli altri loro poli produttivi di Somana, Rancio e, in seguito, di Bellano.
La discesa lungo via Gerenzone è stata occasione per ricordare le complesse vicende del Consorzio del Gerenzone, simboleggiate (nella piazzetta precedente al ponticello sul torrente) dal dismesso canale che animava una grande ruota idraulica, un po’ mestamente ricordata da una geometria circolare dipinta sul muro.
L’ultima tappa in villa Badoni ha riservato ai partecipanti un’inaspettata sorpresa: grazie alla generosa disponibilità di Francesca Brambilla, pronipote dell'ingegnere Giuseppe Badoni, è stato possibile accedere all’antico salone a doppia altezza disegnato da Leopoldo Pollach per la versione originaria della casa commissionata dalla giovanissima Giovanna Mellerio, principessa Barbiano di Belgiojoso d’Este (l’attuale salone centrale del fabbricato fu voluto dai Badoni a fine Ottocento, mediante la chiusura di un portico di collegamento).
Nella sala, ancora qualificata dal caminetto “pollachiano" e dal balconcino dove si affacciavano i suonatori che allietavano le serate dei principi Belgiojoso, Francesca Brambilla ha fatto il punto sulle vicende dell'archivio familiare e aziendale dei Badoni, ora conservato presso il Politecnico di Lecco.
Al termine è stato possibile acquistare il citato volume sulla famiglia, il cui intero ricavato è generosamente destinato al reparto alzheimer degli Istituti Riuniti Airoldi e Muzzi.
9 marzo 2026
Rss

