Merate, condannato per omicidio volontario ma lavora in ospedale
Merate (Meràa) - Era stato condannato anche in appello ad oltre 17 anni con l'accusa di omicidio volontario ma lavorava al Pronto soccorso di Merate: un medico è stato sospeso dal servizio per decisione dell'Asst di Lecco. Sulla incredibile vicenda interviene l'assessore regionale al Welfare, Guido Bertolaso.
«Dopo aver appreso la notizia della condanna in secondo grado per omicidio volontario di un medico in servizio al Pronto soccorso di Merate - informa Bertolaso -, su cui pesa una pena in appello a 17 anni e 3 mesi per 7 casi avvenuti tra il 2014 e il 2018 a Trieste, comunico che da parte dell'Asst di Lecco è stata prontamente disposta nei suoi confronti la sospensione immediata dai turni, a tutela dei pazienti e del personale sanitario».
«È doveroso distinguere con chiarezza - precisa - tra il principio costituzionale della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva e l’etica della responsabilità che deve guidare chi opera in contesti delicatissimi come un pronto soccorso».
L'assessore regionale al Welfare sottolinea, infatti, «che i medici sono chiamati a prendere decisioni cruciali con serenità e consapevolezza, in situazioni di emergenza, dove la fiducia dei cittadini e la credibilità del sistema sanitario non possono essere messe in discussione».
Bertolaso punta il dito contro il ruolo avuto dalle cooperative in questa vicenda: «È intollerabile - afferma - la prassi secondo cui alcune cooperative impieghino personale senza condividere in modo completo e trasparente tutte le informazioni rilevanti con le strutture sanitarie con cui collaborano. Le direzioni ospedaliere devono essere messe nelle condizioni di conoscere ogni elemento utile a valutare l’idoneità dei professionisti che operano nei propri reparti, soprattutto in contesti ad alta complessità come il Pronto soccorso».
«Per questo motivo - aggiunge - oltre alla sospensione del medico, verranno avviate immediate verifiche e saranno adottati i provvedimenti del caso anche nei confronti della cooperativa coinvolta, qualora emergano responsabilità o omissioni informative. Il rispetto delle regole, degli obblighi di comunicazione e dei requisiti di trasparenza è un presupposto imprescindibile per poter operare all’interno del sistema sanitario pubblico».
«È anche per questo - conclude l'assessore al Welfare - che la Regione Lombardia si è battuta per superare il sistema dei cosiddetti "gettonisti" e per ridurre drasticamente la dipendenza dalle cooperative, con l’obiettivo di riportare sotto il pieno controllo pubblico la selezione e la gestione del personale che opera nei nostri ospedali. Siamo determinati a eliminare definitivamente ogni residua criticità e ogni possibile strascico di queste prassi. La tutela della salute dei cittadini, la sicurezza delle cure e la piena affidabilità del sistema sanitario regionale restano la nostra priorità assoluta».
27 febbraio 2026
Rss
