Invia articolo Stampa articolo
Merate, no smartphone per salvare i minori

Merate (Meràa) - L'uso frequente dello smartphone è fonte di disturbi mentali. Sempre più ragazzi alle prese con la nomofobia, la situazione di panico generata dal non avere con sé il proprio cellulare. La Fondazione Costruiamo il Futuro invita a Merate Franco De Masi, psicanalista che affronta il tema in un suo libro e cerca di rispondere alla domanda: come si protegge la mente dei bambini e degli adolescenti?

Martedì 10 febbraio cento nazioni di tutto il mondo, tra cui l’Italia, celebreranno la Giornata mondiale per la Sicurezza in Rete (Safer Internet Day), promosso dalla Commissione Europea con l’obiettivo di stimolare le riflessioni dei giovani sull’uso consapevole della rete e sul ruolo che ogni persona può avere per contribuire a rendere internet un luogo migliore e più sicuro.

In vista di questa ricorrenza speciale, la Fondazione Costruiamo il Futuro ha organizzato per lunedì 9 febbraio a partire dalle ore 21.15 un momento di confronto all’Auditorium Spezzaferri di Merate. Sarà il primo appuntamento culturale del 2026 all’interno di un ciclo che prende il nome di Brianza Incontra.

Il tema sarà affrontato prendendo spunto da un libro in grado di proporre suggestioni di particolare interesse: No Smartphone. Come proteggere la mente dei bambini e degli adolescenti. L’autore è Franco de Masi, psicanalista di grande esperienza, che in quest’opera prodotta da Piemme Edizioni mette in chiaro un concetto chiave fin dalle prime pagine: «Lo smartphone crea facilmente una dipendenza; da strumento di comunicazione può diventare, paradossalmente, strumento di isolamento in quanto si sostituisce alle relazioni con il mondo che ci circonda».

E va da sé che questa forma di dipendenza si sviluppi più frequentemente «nelle cosiddette persone fragili, in particolare nei bambini e negli adolescenti che accedono al mondo virtuale e si sottraggono al contatto con la realtà e tutto ciò compromette lo sviluppo della loro personalità».

A discutere con il professor De Masi sul palco di Merate saranno Maurizio Lupi, presidente della Fondazione Costruiamo il Futuro Ets, Mauro Crippa, direttore Informazione e Comunicazione Mediaset e Marco Ferrari, preside del Liceo Malpighi di Bologna e ideatore delle Romanae Disputationes, il Concorso nazionale di filosofia per studenti della secondaria superiore.

A moderare il dibattito sarà la giornalista Mediaset di Quarto Grado Martina Maltagliati. L’ingresso è libero e gratuito (per ragioni organizzative è gradita la pre-iscrizione sul portale costruiamoilfuturo.it).

«Le nuove generazione si trovano oggi ad affrontare il mondo con strumenti tecnologici che noi, da giovani, non riuscivamo nemmeno a concepire nel nostro immaginario più fantasioso – sottolinea Maurizio Lupi, presidente della Fondazione Costruiamo il Futuro –. Queste novità possono essere un supporto straordinario nel processo educativo e formativo, ma sono in grado anche di ostacolarlo e rivelarsi fonte di disagi se usati nel modo sbagliato. È un tema con cui fare urgentemente i conti. I nostri ragazzi devono essere ascoltati e accompagnati lungo un percorso complesso che presenta ambiguità anche per noi adulti».

Purtroppo ci sono dati da considerare che sono poco incoraggianti. Una ricerca condotta in Italia da Auditel-Censis, e riportata nel libro di De Masi, evidenzia una contraddizione: nonostante i genitori italiani ritengano che l’età giusta per dare ai figli un cellulare corrisponda a quella della scuola secondaria, la realtà è un po’ diversa.

Il 12 per cento dei minori tra i 4 e i 10 anni utilizza infatti già, o addirittura possiede, un dispositivo elettronico portatile e il 46 per cento dei bambini e ragazzi tra i 4 e i 17 anni lo utilizza senza alcun controllo dei genitori.

«Sarebbero, perciò, moltissimi i giovani tra gli 11 e i 17 anni che si collegano ogni giorno a internet – sottolinea De Masi nel libro –. L’Italia registra un dato più alto della media europea per l’accesso allo smartphone (quattro per cento) senza la supervisione di un adulto. I bambini iperconnessi sono un milioneduecentomila e sono in continua crescita».

Le conseguenze sono sotto gli occhi dei più attenti: in diversi casi “dipendenza” non è una parola usata a sproposito. E quella da smartphone ha un suo nome specifico, nomofobia, che deriva dall’espressione inglese no mobile phobia e indica il panico di non avere con sé il proprio cellulare, perché vissuto come un mezzo insostituibile.

La nomofobia, anche conosciuta con un nome altrettanto suggestivo come sindrome da disconnessione, è legata a una manifestazione d’ansia. Un’ansia eccessiva che emerge quando si verifica, dunque, un fatto in apparenza molto banale come dimenticare il telefono da qualche parte, avere la batteria scarica oppure, addirittura, ritrovarsi semplicemente in una zona in cui “non c’è campo”.

E, come ricorda De Masi, si parla di nomofobia anche quando «l’attaccamento al cellulare è ossessivo, come ad esempio quando lo si tiene acceso tutto il giorno e alcune volte anche durante la notte. Il “nomofobico” usa compulsivamente lo smartphone, lo controlla di continuo per vedere cosa gli altri stiano facendo, quali foto pubblichino, a quali eventi partecipino e così via».

Verrebbe da chiedersi quanti oggi, anche tra gli adulti, potrebbero soffrire di questa dipendenza senza esserne in alcun modo consapevoli.

4 febbraio 2026