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Disagio, bombole di protossido d'azoto nuovo rifiuto emergente

Lecco (Lècch) - C'è chi strepita per cacche di cani e sacchetti d'immondizia, ma dei rifiuti che segnalano un grave disagio giovanile ancora se ne parla poco: sono le bombole di protossido di azoto, usate come allucinogeno, il nuovo rifiuto emergente.

Il protossido di azoto, sostanza che ha numerose applicazioni in campo sanitario e industriale, è ormai detto la droga della risata, per i suoi effetti di gas esilarante. E come stupefacente provoca danni gravi all'organismo e anche letali.

Queste bombolette, abbandonate dopo l'uso scorretto, spuntano sempre più nei boschi e nei parcheggi.

Lo denuncia Plastic Free onlus, l’associazione di volontariato impegnata dal 2019 nel contrastare l’inquinamento da plastica, reduce da attività di raccolta rifiuti organizzate nella provincia di Bergamo.

Dalle iniziative ecologiche è emerso un dato preoccupante: la presenza sempre più frequente di bombole di protossido di azoto abbandonate in parchi pubblici, parcheggi, zone industriali e aree verdi.

Le bombole, spesso usate da adolescenti e giovani come sostanza per “sballarsi” in modo economico e rapido, rappresentano un rischio concreto sia per la salute umana che per l’ambiente. Un fenomeno in crescita che ha spinto l’organizzazione a lanciare un appello alla comunità.

«Non possiamo più ignorare ciò che troviamo sul territorio – dichiara Lorenzo Sauro, referente provinciale di Plastic Free onlus –. Queste bombole non sono semplici rifiuti: sono il segnale di un disagio giovanile diffuso, che si esprime attraverso l’uso improprio di sostanze a rischio e l’abbandono deliberato di rifiuti tossici. Dobbiamo reagire con informazione, prevenzione e responsabilità collettiva».

Plastic Free, nata con l’obiettivo di contrastare l’inquinamento da plastica, amplia così il suo raggio d’azione, evidenziando come l’abbandono dei rifiuti sia spesso il sintomo di problemi sociali più profondi.

«Continueremo a rimuovere ogni rifiuto che troviamo – conclude Sauro – ma vogliamo soprattutto accendere i riflettori su questa nuova minaccia. Invitiamo tutti a segnalare eventuali ritrovamenti, a parlarne apertamente con i più giovani e a supportare le nostre attività di sensibilizzazione. Solo insieme possiamo proteggere il nostro territorio».

Nella foto, una bomboletta abbandonata di protossido di azoto

9 gennaio 2026