Una "firma" lecchese sulla Porta della Speranza davanti a S. Vittore
Lecco (Lècch) - Nel periodo natalizio due aziende storiche del territorio lecchese e brianzolo, Colombo Costruzioni e Riva1920, protagoniste di un gesto di particolare significato: la realizzazione della Porta della Speranza davanti al carcere milanese di San Vittore.
La Porta della Speranza, inaugurata lo scorso 19 dicembre, davanti alla Casa Circondariale San Vittore "Francesco Di Cataldo" a Milano, e firmata da Michele De Lucchi, è anche il risultato concreto dell’eccellenza produttiva e artigianale lecchese e brianzola.
Due aziende storiche del territorio, Colombo Costruzioni e Riva1920, hanno scelto di partecipare al progetto mettendo gratuitamente a disposizione i propri materiali e le proprie competenze, contribuendo in modo decisivo alla realizzazione della prima opera del progetto internazionale Porte della Speranza, promosso dalla Fondazione Pontificia Gravissimum Educationis del Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede e realizzato dal Comitato Giubileo Cultura Educazione e da Rampello & Partners.
Colombo Costruzioni, realtà lecchese di riferimento del costruire italiano, ha curato la messa in opera della porta monumentale, garantendo un’installazione sicura, precisa e coerente con l’alto valore simbolico e architettonico dell’opera.
Un contributo tecnico fondamentale, offerto a titolo gratuito, che testimonia la capacità dell’azienda di tradurre una visione culturale in realtà concreta.
Accanto a questo intervento, Riva1920, storica azienda di Cantù specializzata nella lavorazione del legno massello, ha donato e lavorato il Cedro del Libano utilizzato per la realizzazione della porta.
Un materiale prezioso, scelto per il suo valore simbolico e per le sue qualità naturali, che incarna la visione dell’azienda: custodire la memoria del legno e metterla al servizio di progetti capaci di parlare al presente e alle generazioni future.
L’opera si compone di due alti battenti semichiusi, privi di telaio, che evocano un varco aperto all’ignoto.
La superficie, definita da un bugnato sfaccettato ispirato a quello rinascimentale in particolare a Palazzo dei Diamanti di Ferrara, città natale dell’architetto, suggerisce una forza non come barriera, ma come fondamento del passaggio.
Il senso dell’operazione: una proposta di speranza per i detenuti e per la società. Affinché la speranza non rimanga un concetto astratto, il progetto si articola su due direttrici complementari, interna ed esterna al carcere.
All’interno degli Istituti di pena questa iniziativa darà vita a itinerari educativi, laboratoriali e pastorali capaci di accompagnare le persone detenute in un percorso di crescita personale con il coinvolgimento di tutte le realtà (educatori, cappellani, associazioni di volontariato...) che già operano a loro sostegno.
Importante sarà anche l’azione esterna per sviluppare le loro capacità tecniche, attraverso corsi di formazione realizzati in collaborazione con istituzioni di eccellenza come l’Accademia di Belle Arti di Brera e Alma, la Scuola Internazionale di Cucina Italiana.
Questi interventi permetteranno di offrire ai detenuti competenze importanti per il loro reinserimento a pieno titolo nella società.
Nella foto: la Porta della Speranza davanti a S. Vittore
31 dicembre 2025
Rss
