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«La transizione green distrugge intere filiere della manifattura»

Lecco (Lècch) - Confindustria Lecco e Sondrio all'attacco del cosiddetto Green Deal, l'obiettivo europeo di ridurre le emissioni del 55% entro il 2030. Marco Campanari, presidente degli industriali lecchesi e sondriesi, parla di «disastrosi effetti nascosti dietro all'affascinante appeal del pensiero ecologista».

La dichiarazione di guerra durante l’incontro di martedì scorso dedicato agli imprenditori associati a Confindustria Lecco e Sondrio con Antonio Gozzi, presidente del Gruppo Duferco, presidente di Federacciai e Special Advisor di Confindustria con delega all’Autonomia Strategica Europea, Piano Mattei e Competitività.

«Sono molto felice di avere con noi il professor Gozzi - ha detto Campanari, introducendo l'ospire -, portatore di idee oggettive, chiare e libere, non condizionate dal mainstream, che sono anche nostre, tra l'altro alla base della nostra assemblea pubblica dello scorso novembre».

«La sua presenza - ha proseguito -, per coincidenza, è di poche ore precedente alla presentazione del Clean Industrial Deal da parte della Commissione europea, che temo sia più uno "zero industry deal", e tratta un tema che ci riguarda, anzi letteralmente ci investe, perché attiene alla decarbonizzazione dell’impresa industriale, cosa che ci preoccupa molto avendo visto i disastrosi effetti del Green Deal, nascosti dietro all'affascinante appeal del pensiero ecologista».

Marco Campanari punta il dito contro la transizione green, responsabile, sostiene, della «distruzione di intere filiere della manifattura che ci avevano sempre visto protagonisti nel mondo, producendo modesti risultati ecologici a fronte di enormi costi sociali, mettendo a nudo le contraddizioni intrinseche e strutturali di un modello di Ue che evidentemente non funziona ed anzi produce danni».

Temi centrali anche per Antonio Gozzi che ha raccolto il testimone. «Il momento è oggettivamente difficile - ha convenuto Gozzi -: noi imprenditori siamo inguaribili ottimisti e lo dobbiamo essere anche oggi, ma abbiamo anche il dovere di essere lucidi e cercare di capire cosa sta accadendo e cosa possiamo fare per cercare di migliorare le cose. Questo, nonostante in Europa ci sia la consapevolezza di un disastro generato dall’introduzione, con il Green Deal, di provvedimenti anti industriali senza valutarne le conseguenze, e ai quali quasi nessuno si è opposto».

«Non si è nemmeno mai preso in considerazione - ha aggiunto - il principio della neutralità tecnologica e, rispetto alle auto elettriche, non è mai stato valutato il calcolo del Life Cycle Assessment, dal quale risulta una carbon footprint complessiva peggiore rispetto alle automobili con combustibili. Tutto ciò, dando un assist alla Cina, che è leader in tutte le tecnologie collegate alle auto elettriche».

In questa ottica, Gozzi ha denunciato l'errore di «concepire il Green Deal anche come una strategia industriale». Molte le tematiche percorse ed evidenziate dal presidente di Federacciai: il Cbam «con vincoli e farraggini inaccettabili per il sistema delle imprese», il sistema Ets, la questione energetica...

Se è necessaria l’introduzione di una politica industriale di prospettiva, «allo stesso tempo il sistema industriale italiano resiste, nonostante i venti di crisi, con la diversificazione e il modello di capitalismo famigliare che non hanno eguali e vanno difesi», ha concluso Antonio Gozzi.

Nella foto, Antonio Gozzi e Marco Campanari

4 marzo 2025