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Bellano, da Maroni appello referendario

Bellano (Belàan) - Roberto Maroni ha riempito il Nuovo Cineteatro di Bellano. Nell'affollato incontro di giovedì sera, Il governatore lombardo ha lanciato un accorato appello sul referendum per l’autonomia della regione Lombardia di domenica 22: "Qui il partito politico non c’entra, tutti uniti dobbiamo fare il bene dei lombardi".

ORATORE. L’incontro organizzato dal comitato referendario “Un Si per la Lombardia autonoma” e introdotto dal moderatore Pietro Galli, ha visto come unico oratore proprio il presidente Maroni che ha illustrato in modo chiaro, rispondendo anche alle domande dei cittadini, le motivazioni che hanno portato a questo referendum, le modalità di voto e cosa succederà dopo il 22 ottobre.

TUTTI UNITI. In particolare il governatore ha posto l’accento sul fatto che questo referendum non è il referendum di Maroni, nè della Lega, nè di nessun altro: questo, ha detto "è il referendum di tutti i lombardi e i lombardi uniti devono andare a votare per mantenere più soldi in Lombardia e per ottenere più competenze, ma con le relative adeguate risorse economiche, non com’è successo con le province alle quali il governo centrale ha lasciato le competenze togliendo le risorse economiche, un sistema che evidentemente non può funzionare".

L'APPELLO. Un appello accorato quindi a tutti gli esponenti politici, a qualsiasi colore politico appartengano: “Si abbandonino le battaglie politiche  - ha detto Maroni -, qui il partito politico non c’entra, tutti uniti dobbiamo fare il bene dei lombardi, uniamoci per questo referendum, perché i cittadini vogliono delle risposte concrete, dei benefici, poi alle politiche ritorneremo a scontrarci, ma su questo referendum dobbiamo lottare uniti e portare tutti i cittadini a votare e votare si. Non sprechiamo questa occasione che è unica!...”

INCONTRI. Più volte Maroni ha spiegato di aver avuto incontri con i presidenti del consiglio succedutisi in questi ultimi anni, ma quando si parlava di soldi tutti si tiravano indietro, in quanto il suo potere contrattuale era debole. Dopo il referendum sarà diverso: "Non sarà più Maroni - ha detto - a chiedere a Gentiloni più soldi e più competenze, ma con il voto popolare sarà tutta la Regione Lombardia a chiedere questo in quanto regione speciale, perché proprio qui sta il punto fondamentale, la specialità della Regione Lombardia, e non si potrà non considerare la richiesta di milioni di lombardi".

LE CIFRE. Dei dati impattanti sono infine stati messi a confronto: 54 miliardi di euro il residuo fiscale annuo della regione Lombardia, ovvero i soldi che diamo allo stato centrale e che non tornano più sul territorio, mentre altre regioni utilizzano addirittura più risorse di quante vengono prodotte sul proprio territorio. La Regione Lombardia ha un bilancio di circa 26 miliardi di euro, dei quali 18 miliardi vengono assorbiti dalla sanità, ne restano 8 miliardi per tutte le altre materie.

ENORMI. "E’ abbastanza semplice - ha commentato Maroni - comprendere che per ogni miliardo in più di residuo fiscale che potremo trattenere sul territorio, la Regione Lombardia, che dimostra di gestire meglio le risorse del resto del Paese, potrebbe fare cose enormi. Il punto di partenza della contrattazione con il governo post referendum? Trattenere il 50% del residuo fiscale pari a 27 miliardi di euro e ottenere la competenza esclusiva di tutte le materie previste dall’articolo 116 della costituzione, perché con questo referendum i lombardi non chiedono altro che l’attuazione della costituzione diversamente da quanto sta succedendo in Catalogna, dove, al contrario, hanno fatto un referendum contro la costituzione".

13 ottobre 2017