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Le Forze Armate celebrate a Ballabio

Ballabio (Balàbi) - Partecipata Festa delle Forze Armate a Ballabio: messa e discorso in chiesa, corone al monumento. Consonni ricorda «l'eterno soldato che, in ogni tempo, ha calcato questa terra».

GREMITA. Chiesa di San Lorenzo gremita e corone al monumento ai Caduti: così Ballabio ha celebrato, nella mattina del giorno festivo, la ricorrenza del IV Novembre. Alla santa Messa, officiata dal parroco don Giambattista Milani e accompagnata dal coro I Vous de la Valgranda, autorità civili e militari: il sindaco Alessandra Consonni con fascia tricolore, l'assessore Celestino Cereda, il capogruppo consiliare Domenico Scala e il maresciallo Angelo Di Meo, comandante della stazione Carabinieri di Lecco.

IL GONFALONE. La solennità della circostanza è stata sottolineata anche dalla presenza in chiesa del gonfalone comunale, affiancato da due agenti della Polizia locale in alta uniforme, dalle rappresentative dalla Protezione civile, con il coordinatore Danilo Fezzi e il vice Gian Paolo Checchin, e di associazioni d'Arma, tra tutte l'Ana con il suo presidente Cesare Goretti e l'immancabile bersagliere Origgi.

LA PREGHIERA. Presenti anche la Croce Rossa e diverse associazioni ballabiesi. Prima della conclusione della Messa, il sindaco ha pronunciato un breve discorso per ribadire il valore della ricorrenza, tra l'altro, citando un passo della preghiera dell'Alpino che recita: «Dio onnipotente rendi forti le nostre armi contro chiunque minacci la nostra Patria, la nostra Bandiera, la nostra millenaria civiltà cristiana».

VINCOLO. «Oggi - ha aggiunto Alessandra Consonni - noi riaffermiamo quel vincolo fraterno di riconoscenza verso tutti coloro che si sono immolati in ogni tempo e sotto le tante bandiere dei nostri popoli: popoli così ricchi di tradizioni e complessità, a volte persino l'uno contro l'altro armati, ma, al tempo stesso, tutti radicati nella stessa civiltà e uniti dal medesimo corso della storia. Si levi, dunque, il nostro ringraziamento a quanti ancora marciano sui passi dell'eterno soldato che, in tutte le epoche, ha calcato questa terra. A loro affidiamo, idealmente, il tesoro della nostra eredità e la fiducia in un futuro di autentica pace e inviolabile libertà. Viva le forze armate, viva il 4 novembre». Terminata la funzione religiosa, è stata la volta dell'omaggio al monumento ai Caduti e alla stele ad Ambrogio Confalonieri, con la deposizione delle corone alla presenza del sindaco. A causa del maltempo, come in altre circostanze, non si sono svolti i cortei.

Di seguito: il discorso del sindaco.

«Celebriamo la Festa delle Forze Armate a ridosso della commemorazione dei defunti. Una prossimità casuale non essendovi alcun nesso tra la festività religiosa e l'avvenimento del 4 novembre 1918, che qui ricordiamo, ovvero la fine del 1° conflitto mondiale, quella conclusione vittoriosa per la quale tanti nostri antenati offrirono il sangue e le giovani vite. Eppure, personalmente, non mi è mai riuscito di disgiungere il sentimento nutrito per i cari defunti da quello provato nei confronti dei caduti per la Patria».

«E sono certa che in tanti, recandosi ai cimiteri a pregare per i propri cari, qualche volta si saranno soffermati davanti alle lapidi di quei giovani che hanno dato la vita per noi. E come non commuoversi anche per loro, come non sentirceli vicini, come non nutrire un profondo sentimento di gratitudine per quanti hanno offerto il dono più alto, la vita stessa, a chi sarebbe venuto dopo di loro. C'è un passo della preghiera dell'alpino, che recita: "Dio onnipotente rendi forti le nostre armi contro chiunque minacci la nostra Patria, la nostra Bandiera, la nostra millenaria civiltà cristiana". Significa che i nostri caduti sul campo dell'onore sono andati incontro al supremo sacrificio, per difendere tutto quanto di più prezioso un popolo possiede».

«Oggi, dunque, noi riaffermiamo quel vincolo fraterno di riconoscenza verso tutti coloro che si sono immolati in ogni tempo e sotto le tante bandiere dei nostri popoli: popoli così ricchi di tradizioni e complessità, a volte persino l'uno contro l'altro armati, ma, al tempo stesso, tutti radicati nella stessa civiltà e uniti dal medesimo corso della storia. Si levi, dunque, il nostro ringraziamento a quanti ancora marciano sui passi dell'eterno soldato che, in tutte le epoche, ha calcato questa terra. A loro affidiamo, idealmente, il tesoro della nostra eredità e la fiducia in un futuro di autentica pace e inviolabile libertà. Viva le forze armate, viva il 4 novembre.»

Nella foto: il momento del discorso del sindaco.

6 novembre 2016