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Ballabio, celebrato il giorno della Vittoria

Ballabio (Balàbi) - Celebrato a Ballabio il 97° Anniversario della Vittoria, ricorrenza oggi conosciuta anche come Festa delle Forze Armate e dell'Unità d'Italia. Consonni: «Affinchè la pace sia un valore, non deve mai degradarsi a resa incondizionata: sentiamoci impegnati nella battaglia ideale che ci chiama ad essere buoni cittadini».

FOLTO CORTEO. Dopo la Santa Messa nella chiesa della Beata Vergine Assunta, celebrata dal parroco Giambattista Milani alla presenza del sindaco Alessandra Consonni, si è snodato un folto corteo che, aperto dalla Polizia locale in alta uniforme, ha percorso la via Confalonieri sino al monumento ai Caduti.

PARTECIPANTI. Nel corteo pubblici amministratori, esponenti delle associazioni d'arma, una rappresentanza dell'Arma dei Carabinieri, guidata dal comandante luogotenente Antonino Bertino, la Protezione civile ballabiese, le associazioni locali e numerosi cittadini. Dopo la deposizione di una corona accompagnata dagli inni suonati dalla banda Risveglio, il sindaco ha pronunciato il discorso commemorativo ed esortato affinchè «il raccoglimento oltrepassi la rimembranza del 4 novembre, giorno della Vittoria nella Grande Guerra, e corra a tutti i nostri antenati che, in ogni tempo, si sono sacrificati per l'onore e la libertà di questa terra».

SLANCIO. Esaltando il valore dei Caduti, Alessandra Consonni ha stigmatizzato la condotta di quanti «con malsano individualismo, soffocano, nel ripiegamento su se stessi, ogni slancio generoso verso il bene comune. Conosciamo quali siano i risultati di questo patologico egoismo, ne cogliamo gli sciagurati effetti nei costumi, nella politica, nell'economia». «I nostri padri - ha ricordato - ci hanno insegnato che, affinchè la pace sia un valore, non deve mai degradarsi a resa incondizionata. Sentiamoci impegnati tutti - ha esortato il sindaco - in questa battaglia ideale che, ogni giorno, ci chiama ad essere buoni cittadini, cioè uomini e donne che fanno la loro parte, a cominciare da quei piccoli e grandi gesti di civismo che costituiscono le fondamenta della civile e ordinata convivenza nella nostra comunità».

Di seguito, il discorso integrale del sindaco.

Buongiorno. Ringrazio i pubblici amministratori, l'autorità religiosa, le forze dell'ordine, gli esponenti delle associazioni d'arma, tutti i concittadini qui presenti per la Celebrazione del 97° Anniversario della Vittoria, oggi conosciuta anche come festa delle Forze Armate e dell'Unità d'Italia. Una ricorrenza che cade nell'anno di quello che, per il nostro Paese, è il centenario dell'inizio della Prima Guerra mondiale, immane conflitto a cui anche e soprattutto le popolazioni dei territori alpini hanno offerto un alto tributo di sangue ed eroismo.

Chiniamo, dunque, il capo nel ricordo del nobile sacrificio di quanti offrirono le loro vite al credo supremo della Patria, ideale perfettamente racchiuso nella famosa espressione ciceroniana del "pro aris et focis", per gli altari e i focolari, ovvero per quanto di più sacro ci lega alla vita. In questo giorno dedicato alla memoria, considero doveroso che il nostro pensiero e il nostro raccoglimento oltrepassi la rimembranza del 4 novembre, giorno della Vittoria nella Grande Guerra, e corra a tutti i nostri antenati che, in ogni tempo, si sono sacrificati per l'onore e la libertà di questa terra.

Credo che possiamo ritrovare questo spirito di filiale riconoscenza nelle parole che la Patria ha dedicato al combattente assurto a simbolo di tutti i nostri fratelli caduti con le armi in pugno. Parlo del milite ignoto, figura dell'eterno soldato, eroe di tutti i tempi e di tutte le guerre, come si evince dalla motivazione della medaglia d'oro che fu assegnata a questa emblematica figura. "Degno figlio di una stirpe prode - recita tale motivazione - e di una millenaria civiltà, resistette inflessibile nelle trincee più contese, prodigò il suo coraggio nelle più cruente battaglie e cadde combattendo senz'altro premio sperare che la vittoria e la grandezza della patria".

Parole che dovrebbero toccare i cuori e che invece, temo, suonino lontane, persino risibili, nel tempo in cui troppi con un malsano individualismo, soffocano, nel ripiegamento su se stessi, ogni slancio generoso verso il bene comune. Conosciamo quali siano i risultati di questo patologico egoismo, ne cogliamo gli sciagurati effetti nei costumi, nella politica, nell'economia. Sarebbe, invece, importante che questa giornata, queste memorie, non scorressero invano, trasmettendoci il nobile sentimento di condurre ciascuno di noi la propria battaglia. I nostri padri ci hanno insegnato che, affinchè la pace sia un valore, non deve mai degradarsi a resa incondizionata. Sentiamoci impegnati tutti in questa battaglia ideale che, ogni giorno, ci chiama ad essere buoni cittadini, cioè uomini e donne che fanno la loro parte, a cominciare da quei piccoli e grandi gesti di civismo che costituiscono le fondamenta della civile e ordinata convivenza nella nostra comunità.

In una antica chiesa della nostra provincia ho letto una lapide che mi ha colpito: "I corpi dei vostri nonni attendono l'angelica tromba: religione, sangue, gratitudine, Patria, vi uniscono ad essi". La nostra gratitudine si esprime nell'amore che portiamo alla nostra terra. Forti di questo impegno, possiamo guardare meno indegnamente ai nostri padri che si sono sacrificati per noi. Viva il 4 novembre, viva le nostre forze armate, viva quell'unione di civiltà e valori che ci lega al nostro passato e ci apre al futuro.

1 novembre 2015