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Papa Francesco offeso da un prete lecchese: «Sta rompendo le p...»

Lecco (Lècch) - Dall'arcidiocesi ambrosiana partono offese all'indirizzo di Francesco. Don Giorgio De Capitani, prete a Dolzago, sentenzia: «Questo papa ci sta rompendo le palle». De Capitani, noto per aver invocato la morte di Berlusconi, era stato "promosso" dal cardinale Scola e trasferito da una minuscola frazione alla parrocchia di Dolzago.

ANCORA NOIA. «Nei giorni scorsi, quante parole inutili e scontate! Noia, noia, noia! E… ancora noia!». Così don Giorgio De Capitani, chiosando Sandra Mondaini, ha liquidato le omelie natalizie di papa Jorge Mario Bergoglio, con un'avvelenata filippica dalle colonne del suo sito col bollino rosso.

INAMOVIBILE. Non pago della critica, l'inamovibile De Capitani (ma su quali "santi in paradiso" può contare?) è arrivato alle offese: «Anche questo papa ci sta rompendo le palle», ha sentenziato. Nel mirino del "don parolaccia" le «parole e gesti strappalacrime, o strappa consenso» pronunciate nel periodo natalizio dal buonista Francesco.

GENTE IDIOTA. Con un papa come questo, aggiunge il prete di Dolzago, «la gente resta idiota come prima». «La Chiesa - continua - pensa solo a salvare se stessa, anche con questo papa, che solo “apparentemente” si presenta come progressista, ma che in realtà è il più tradizionalista degli ultimi tempi. La Chiesa mi fa paura più dello Stato, che (lo si vede benissimo) sta almeno lottando, nei suoi uomini migliori, per risolvere una crisi che sembra interminabile».

ESCREMENTI. Concetti già annunciati da De Capitani, sfegatato fans del Pd di Matteo Renzi, in un "editoriale" dello scorso agosto, intitolato «Perchè sostengo Renzi e critico il papa». Scritto che non aveva risparmiato ai lettori il consueto contorno di escrementi: «Sono così ottusi questi tradizionalisti di merda che non arrivano a capire che il papa magari sta facendo il loro gioco». E ora l'offesa tocca al papa, il tutto nell'ignava tolleranza del lecchese e ultraecumenico cardinale Angelo Scola.

Nella foto: Don Giorgio De Capitani.

18 gennaio 2015