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Parrocchia di Dolzago “punita”: Scola le sbologna don Giorgio

Dolzago - Il cardinale lecchese Angelo Scola lo descrive come un prete lontano dalla Chiesa di Cristo in fatto di fede e di morale: don Giorgio De Capitani (foto), però, non viene ridotto allo stato laicale ma assegnato agli incolpevoli parrocchiani di Dolzago. Domenica, alle 18, la prima messa dolzaghese del prete diventato famoso per aver rivelato che prega affinchè a Berlusconi venga un ictus.

PORCI E BASTARDI. Nel suo sito, tra le invettive riservate ai "porci" e "bastardi leghisti", a suo dire "risucchiati nel water delle loro ideologie di merda", tra gli insulti riferiti al "porco criminale di Arcore", ai ciellini e ai cattolici tradizionalisti, don Giorgio De Capitani pubblica la lettera inviatagli dal cardinale Scola, capo di una "gerarchia cieca e ottusa", attorniata da "cani fedelissimi in combutta con il Criminale di Arcore". La missiva che lo strano prete definisce "fredda, canonica, minacciosa e ipocrita", lo invita a "cogliere l'occasione del tuo trasferimento (da Monte frazione di Rovagnate, ndr) per una significativa e inequivocabile correzione di rotta, astenendoti per il futuro da qualsiasi intervento che: ferisca la comunione ecclesiale, si opponga al magistero della Chiesa in temi di fede e di morale o risulti comunque incompatibile con gli atteggiamenti richiesti a un presbitero".

SCHEGGIA IMPAZZITA. Dunque, don Giorgio viene giudicato dal suo arcivescovo come un religioso alquanto discutibile, una sorta di scheggia impazzita del sacerdozio. Difficile comprendere, insomma, cosa abbiano fatto di male i dolzaghesi per meritarsi un pastore che, stando alle valutazioni del cardinale Scola, rischia di portarsi il gregge all'inferno.

ATEI E COMUNISTI. Almeno formalmente, Giorgio De Capitani verrà sottoposto all'autorità del parroco don Giorgio Salati, che avrà il non facile compito di "controllarlo". Per il prete costretto a lasciare Monte di Rovagnate, non si tratta di una novità: la sua storia parla di un sacerdozio caratterizzato da incarichi marginali o subordinati. Di certo, gli studi di don Giorgio non gli permettono di fregiarsi della qualifica di "teologo" che, pure, i suoi fans (tra cui un curioso seguito di atei e comunisti) gli attribuiscono.

LA CARRIERA. De Capitani diventa prete nel '63. Viene spedito a fare il vice parroco a Introbio, in Valsassina. Dopo tre anni il primo spostamento. Non si tratta di una promozione: va a fare ancora il vice a Cambiago, paese della provincia di Milano. Ci resta per 7 anni, poi finisce a Sesto San Giovanni (Mi) sempre viceparroco. Alla carica di parroco don Giorgio ci arriva solo 10 anni dopo, ma sembra un declassamento rispetto a Sesto: nel 1983 lo mandano a Colturano, mille anime in mezzo ai campi del sud milanese. E qui finisce la non esaltante “carriera”: manterrà la carica parrocchiale per un solo anno, poi inizia la sua vita di prete “residente”. Alloggerà a Perego, a Cassano d'Adda e, infine, a S. Ambrogio in Monte di Rovagnate dove si è trasformato nel guru di una religione che, ha sentenziato il cardinale, in termini di fede e morale poco ha a che fare con quella cristiana.

13 settembre 2013