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Con Papa Francesco, don Giorgio “a casa”. Fine dello scandalo?

Lecco - Ha definito "bastardi e figli di troia", tra gli altri, tutti i giornalisti: epiteto che non risparmia neppure monsignor Franco Cecchin, prevosto di Lecco e giornalista di lungo corso. Ora don Giorgio De Capitani (foto), non sparerà più le sue invettive da Sant'Ambrogio in Monte, frazione di Rovagnate: dall'entourage di Papa Francesco è arrivato l'ordine di porre fine allo scandalo di un prete che storpia la religione, vomita volgarità via internet e rivela di pregare perchè venga un ictus a Berlusconi.

TOLLERANZA E LASSISMO. Quello di don Giorgio più che questione disciplinare è caso penoso, ma lo scalpore che periodicamente suscita con le sue deliranti uscite finisce col ridicolizzare Chiesa e Vangelo. La Curia di Milano, tollerante sino al lassismo sotto il defunto arcivescovo Carlo Maria Martini, ha sempre lasciato correre e anche i successori, da Dionigi Tettamanzi al cardinale lecchese Angelo Scola, hanno risentito del clima ambrosiano. Gli strali, così, sono arrivati direttamente da Roma, dove tutti i dicasteri vaticani stanno subendo lo scossone di un Papa che, come dimostrò nella sua diocesi argentina, non tollera l'esibizionismo di certi preti e le fantasie dei vari "teologi liberatori".

SVEGLIA VATICANA. Come racconta lo stesso Giorgio De Capitani sul suo sito, la sveglia vaticana è suonata per il vicario episcopale di Lecco, monsignor Maurizio Rolla: una lettera della Congregazione del Clero imponeva di  far togliere tutti gli articoli "a luce rossa" dal sito (contrassegnato appunto da un bollino rosso per avvertire i bambini) del prete della frazione di Rovagnate e di finirla con quei deliri. Come alternativa solo il pensionamento, visto che il sacerdote ha raggiunto i 75 anni. Pare che De Capitani, che ora imperversa anche su facebook con pagine piene dei soliti "ingredienti", abbia scelto questa seconda strada e ne abbia informato i propri seguaci in una assemblea dove mons. Rolla è venuto a spiegare la situazione.

BELLICOSO PROPOSITO. Ora per don Giorgio si aprono due prospettive. La prima è quella di finire in una casa per religiosi anziani o, nel migliore dei casi, in un appartamento privato. La seconda è quella di rinunciare finalmente allo stipendio che gli passa il tanto (da lui) vituperato Vaticano e mantenere il bellicoso proposito che fece all'indomani della nomina di Angelo Scola a nuovo arcivescovo ambrosiano: "Scola è il meno adatto a reggere la nostra Chiesa milanese. D’ora poi - scrisse sul suo sito - ci sarà guerra, e sapete nemmeno ciò che ho in mente di fare. Non cercate neanche di togliermi la parrocchia, perché qui farò una Comunità auto-gestita, e sarà il via alla rivoluzione… Saluti, don Giorgio”.

27 luglio 2013