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Bodega: "La Padania? Esiste da sempre"

Lecco - Da Giorgio Napolitano un anatema contro le rivendicazioni identitarie del nord della Penisola: "La Padania non esiste", ha sentenziato il presidente. Sull'argomento si era già espresso, con un intervento di segno opposto, il due volte ex sindaco di Lecco, senatore Lorenzo Bodega.

Di seguito, il discorso tenuto da Bodega in parlamento nello scorso gennaio sull'esistenza della Padania.

NEGAZIONISMO. E' in atto una sorprendente campagna mediatica volta ad inculcare nell'opinione pubblica l'improbabile tesi dell'inesistenza della Padania: uno sforzo di persuasione organizzata che dimostra l'attitudine della politica a intervenire (in questo caso con quella la parola d'ordine “negazionista” lanciata da Gianfranco Fini) in ambiti storici e culturali, imponendo le grossolane ed invasive “verità” della propaganda. Il presidente della Camera ha sentenziato che la Padania in quanto entità storico-politica non esiste e non è mai esistita, a suo dire trattandosi semplicemente d'una “felice” invenzione di Umberto Bossi. Additata la fede da professare c'è chi s'è affrettato ad indossare i panni del pasdaran della “verità rivelata”, proclamando che di Padania nelle vicende umane non c'è mai stata la minima traccia, neppure sul piano lessicale.

PADANITA' NEL DIZIONARIO. Ho sfogliato un buon dizionario della lingua italiana, il Devoto-Oli, edizione del 1971 (dunque di epoca pre-bossiana!) trovandovi persino il termine “Padanità”, cioè “il carattere distintivo della regione padana, dal punto di vista geografico, etnico, culturale”. Avete letto bene: si parla di una entità compresa in un proprio territorio, con caratteristiche specifiche anche per quanto concerne le proprie popolazioni, e con un particolare retaggio culturale. Popolo e territorio, con quanto di loro pertinenza, sono i requisiti dell'idea di Nazione che, sarà bene ricordarlo, è cosa distinta dalla definizione di Stato. E alla voce “padano”, poi, scopro un riferimento blasonato: “dal latino Padanus”. Il concetto “inesistente” di Padania, dunque, vanta radici almeno bimillenarie? Esatto, e non solo dal punto di vista culturale.

REGIO TRANSPADANA. Ancora al tempo di Giulio Cesare sarebbe stato arduo definire Italia i nostri territori, così celtici e “stranieri”, tanto che allora portavano il nome di Gallia Cisalpina. Ma sotto il principato di Augusto viene operata una assai significativa suddivisione amministrativa della Penisola in 11 Regiones, a cui devono proprio essersi ispirati i costituenti viste le sostanziali affinità tra l'antica e la moderna ripartizione. E trovo alquanto significativa la presenza, tra le regioni di Roma imperiale, di una “Regio Transpadana” (foto), la XI: entità territoriale che in pratica riuniva le attuali Lombardia e Piemonte.

COSTITUENTI “IDENTITARI”. Mi piace, poi, rilevare come i costituenti, replicando sostanzialmente il modello augusteo, ne adottarono, grosso modo, anche il principio cardine, cioè l'accorpamento di territori sulla base di quei criteri, etnolinguistici oltre che geografici, che oggi chiamiamo “identitari”, riconoscendo implicitamente l'esistenza di diverse specificità. Una peculiarità che, nei secoli, fu anche politica e statuale. Il regno d'Italia, infatti, nasce dall'invasione e dall'annessione di legittimi Stati cosiddetti preunitari, mentre sul territorio della Penisola e della sua parte continentale avevano conosciuto grande splendore delle autentiche potenze la cui storia fu ben più lunga di quella della Repubblica italiana di fresca data.

DA PERUGIA A BELLINZONA. Penso ai secoli di gloria e magnificenza della Repubblica di Venezia, ma anche a quel Ducato di Milano, un grande Stato europeo che ricalca, in quanto entità statuale, il vagheggiato territorio padano. Formalmente appartenente al Sacro Romano Impero ma di fatto del tutto indipendente, il Ducato di Milano giunse ad estendersi da Nizza a Belluno e da Bellinzona a Perugia al momento della sua massima espansione sotto Gian Galeazzo Visconti. Sarebbe assai imbarazzante classificare i suoi 400 anni di storia padana, e per l'ultima parte austriaca, come “storia italiana”. Invece è del tutto evidente, e per certi versi sorprendente, come l'estensione di questo Stato coincida in qualche misura (e anche oltre considerata l'occupazione del Nizzardo, del Canton Ticino e di parte dei Grigioni) con il concetto di Padania.

MAGGIORANZA SECESSIONISTA. Chiudo questo breve excursus storico, peraltro alla portata di chiunque possegga una qualche istruzione scolastica, limitandomi ad osservare come gli Stati altro non siano che contenitori dei popoli e dal loro volere traggano legittimazione: lo dimostrano le scelte secessioniste avvenute, per volontà popolare, all'interno di democraticissimi Stati dell'Unione europea. Chi discetta dell'inesistenza della Padania, definendosi al tempo stesso democratico, dovrebbe riconoscere il supremo diritto dei popoli all'autodeterminazione. Quella stessa manifestazione di volontà che (come ammettono oggi gli storici) risultò ben poco limpida all'epoca dei referendum di annessione degli Stati preunitari all'Italia, trova invece chiara e ampia condivisione proprio rispetto all'opzione padana come attestano due recentissimi ed autorevoli sondaggi. Il primo, pubblicato da Renato Mannheimer sul Corriere della Sera, rileva che solo 1 elettore della Lega su 4 si sente italiano; dal secondo, di Trendsetting in collaborazione con Swg, si apprende che il 61% dei cittadini residenti al Nord è favorevole alla secessione e che il 42% degli italiani riconosce l'esistenza della Padania, ben il 59% se ci si limita a considerare gli elettori del centrodestra.

PADANIA GRANDE POTENZA. Voglia di staterello, di rifugio nel proprio cantone, come sprezzantemente dice qualcuno? Anche qui si tranciano giudizi senza togliersi le fette di salame dagli occhi: con oltre 20 milioni di abitanti (10 solo in Lombardia) la Padania sarebbe più popolosa della maggior parte degli stati europei, supererebbe Portogallo, Grecia, Austria, Belgio, Rep. Ceca, Svezia, Svizzera, Bulgaria, Danimarca, Finlandia, Norvegia, Lituania, Irlanda oltre ad un gran numero di paesi extracee del calibro, ad esempio, dell'Australia. Quanto a ricchezza e produttività, un ipotetico Stato padano si collocherebbe tra le maggiori potenze internazionali. Questo, in conclusione, è il contesto in cui si può affrontare un confronto serio sull'aspirazione di libertà del popolo padano: chi non condivide tale anelito può invocare tutte le ragioni di opportunità che vuole, ma manca di di onestà intellettuale e di rispetto delle persone se tratta la Padania come un'invenzione disneyana.

(Intervento di Lorenzo Bodega, vice presidente del Gruppo Lega Nord per l'Indipendenza della Padania).

Nella foto: mappa della Padania al tempo dell'imperatore Cesare Augusto.

4 ottobre 2011