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A Lecco come in Vaticano: che demagogia sulla Chiesa povera...

LA “POVERA CHIESA”. Lecco – Le parole di Papa Francesco sulla “Chiesa povera”, anche a Lecco, vengono intese in senso puramente materiale. Ma il Vangelo parla di "povertà in spirito"... Sono veramente i crocefissi d'oro, i paramenti meravigliosi, l'arte sacra, ciò che rende gloria a Dio, a cui si deve rinunciare? O piuttosto in gioco c'è una "avidità" di vita terrena che riguarda tutti i credenti?

ALLA GLORIA DEL SIGNORE. Si parla tanto di Chiesa povera, messaggio che compiace la superficialità delle masse. Si guarda con livore ai crocefissi d'oro, ai paramentri meravigliosi, senza rendersi conto che essi non rendono omaggio a chi li porta ma all'alta funzione che chi li porta riveste. Per il resto, vescovi e sacerdoti vivono modestamente e hanno stipendi che diremmo "da fame". La magnificenza del Vaticano, è offerta alla gloria del Signore, esattamente come la preziosità e lo splendore artistico di molte chiese.

L'INSEGNA DELLA CONTINENZA. Il Papa vive con sobrietà, all'insegna della continenza, anche se è circondato di tesori: non lo si trova nei ristoranti, a teatro, nei grand hotel; non si concede viaggi lussosi, nè safari o crociere nelle mete alla moda; non frequenta discoteche di grido, palestre esclusive, club e circoli del bel mondo; neppure lo si trova con escort e massaggiatrici... tutto quello, e  altro, che fanno molti laici, i quali poi puntano il dito contro gli ecclesiastici!

IL VOTO DI POVERTA'. I tanti che parlano a vanvera, sono convinti che tutti i sacerdoti siano obbligati ad ogni materiale rinuncia a causa del voto di povertà. Occorre sapere che preti e vescovi sono soggetti agli obblighi derivati dal voto di obbedienza e castità. Non fanno voto di povertà, come, invece, accade per il clero regolare, cioè i frati che questo impegno assumono in relazione alla loro regola.

POVERTA' IN SPIRITO. In realtà, tutti i cristiani, sacerdoti o laici che siano, sono tenuti alla povertà in spirito. Dice il Vangelo: "Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli" (Matteo 5,3). Povertà in spirito, vuol dire vivere anche l'eventuale disponibilità di beni materiali con distacco, finalizzando al bene la condizione del possesso. Le ricchezze materiali sono un ostacolo alla perfezione, in quanto generano quella "avidità" di questa vita da cui il Signore ci invita ad emanciparci, ovvero a "lasciare casa, o moglie o fratelli o genitori o figli per il regno di Dio", (Lc 18,29-30): vallo a spiegare a quanti inveiscono contro la "ricchezza" della Chiesa e poi invocano il matrimonio per i preti...

PAUPERISMO DA CAROSELLO. San Francesco, così spesso citato a sproposito, non ha mai avuto nulla da dire sulle magnificenze della Chiesa in quanto tali. Le ricchezze della Chiesa servono alla sua missione ed alla propria indipendenza dal potere del mondo, oltre che a manifestare la grandezza di Dio. Oggi, sulla povertà della Chiesa, si riversa la propaganda mediatica fondata su un pauperismo d'immagine, più adatto al pubblico di carosello che a chierici e laici adulti. Da certa demagogia più che una Chiesa povera ne deriverà una povera Chiesa, ovvero una sacra istituzione sempre più desacralizzata, svilita e banalizzata.

Nella foto: S. Francesco rinuncia ai beni (Giotto).

17 marzo 2013