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Morto il prete lecchese che “bocciò” Martini

Lecco - Addio al teologo lecchese che ha dedicato la sua lunga esistenza alla missione di cui lo incaricò San Pio da Pietrelcina: smascherare, denunciare pubblicamente e combattere la massoneria infiltrata nella Chiesa.

INCONTRO CON IL SANTO. All'alba di domenica 18 novembre è morto don Luigi Villa, (foto) fondatore delle Operaie di Maria Immacolata e direttore del mensile bresciano Chiesa viva. Ordinato sacerdote il 28 luglio 1942, celebrò la sua prima messa nella basilica di di S. Nicolò a Lecco ed esercitò il suo ministero sacerdotale nell’Istituto Comboniano per una decina d'anni. Lasciò l'istituto missionario nel 1956: in quell'anno avvenne l'incontro con padre Pio, che gli cambiò la vita.

SCRITTI E CONFERENZE. Dopo un periodo nelle diocesi di Ferrara e di Chieti, don Villa si stabilì definitivamente a Brescia dove fondò la Casa editrice Civiltà. Dottore in Teologia, il sacerdote lecchese adempì all'incarico ricevuto dal santo di Pietrelcina con una inesauribile attività pubblicistica e di conferenziere, sostenuta dal piccolo istituto di suore da lui fondato a Brescia. Già nell'ottobre 1974, al primo Congresso Internazionale di Studio organizzato a Roma da Chiesa viva don Villa potè contare sulla partecipazione di prestigiosi teologici e alti prelati come i cardinali Ottaviani, Oddi, Parente e Palazzini.

CULTO DELL'UOMO. Per tanti anni la sua rivista Chiesa Viva si è fatta carico di una irriducibile battaglia alle infiltrazioni massoniche nella Chiesa di cui definì tipologia, metodi e obiettivi. Don Villa denunciò il piano massonico di sostituire al culto di Dio il culto dell'uomo, attraverso la desacralizzazione e il moderno ecumenismo. Famose le sue liste di prelati massoni e famosa anche la battaglia teologica che lo oppose al cardinale Carlo Maria Martini. In una sua pubblica presa di posizione (un libretto-lettera aperta pubblicato dalla sua casa editrice) contro certe affermazioni dell'allora arcivescovo di Milano, don Villa espresse la propria distanza dalle concezioni dell'ecumenico Martini.

CRITICHE A MARTINI. "La virtù della carità non spinge al dialogo - scrisse Villa a Martini -, ma all'evangelizzazione, la quale non ammette alcun dialogo paritetico con l'errore. Gesù Cristo ha parlato chiaro: Predicate il Vangelo... chi crederà, sarà salvo; chi non crederà, sarà condannato!". Caso mai, dalla carità potrà nascere la "disputa" sulle cose di fede, ma non come dubitando di esse, bensì per manifestare la verità e confutare gli errori. Di conseguenza, eminenza, la carità, quella vera, spinge tutt'altro che al rimaner chiusi o ad appassire, ma accetta anche l'apertura alle opinioni religiose altrui, però, per guadagnare tutti a Cristo. Proselitismo autentico, quindi, Eminenza, e obbligatorio per i cattolici, al fine di portare tutti all'obbedienza della fede".

27 novembre 2012