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Lecco, Brivio messo k.o. dai suoi Ma se la prende con il dialetto

Lecco - Scivolone di Virginio Brivio in consiglio comunale sulle alienazioni, sgradite a diversi membri della sua maggioranza. Che lo lasciano in balìa dell'opposizione, e la seduta salta. Il sindaco del Pd, però, si lancia in una curiosa battaglia: la rimozione dei cartelli con il nome della città in lingua locale.

ALIENAZIONI SNOBBATE. Sorpresa a Palazzo Bovara, martedì sera. Alle 20 inizia il fuggi-fuggi dall'aula consiliare. E' il momento di affrontare il cosiddetto piano delle alienazioni, la liquidazione di beni comunali, e nella compagine che sostiene il sindaco c'è chi si accorge di avere un irrinunciabile impegno chissà dove. In breve l'aula si svuota, visto che l'opposizione non ci sta a tappare i buchi della maggioranza. A un certo punto la Lega Nord chiede la verifica del numero legale, palesemente mancante, come viene rapidamente confermato.

BLITZ CENSOREO. La seduta non è più valida: tutti a casa, le alienazioni per il momento non passano e il sindaco dovrà avere meno fretta e dare qualche risposta. C'è chi chiede chiarimenti ad esempio sul palazzo di via Roma 51, che molti vorrebbero destinare alle associazioni e non ai privati, o sulle perizie. Intanto, Brivio rivendica il blitz censoreo ai cartelli stradali che, questa volta, non sono stati rimossi per manutenzione o che altro: semplicemente Lecco perde il nome con cui da sempre la chiamano i lecchesi. Dalla segnaletica si censurano i cartelli con scritto Lecch, che campeggiavano da anni all'ingresso della città, apposti dall'amministrazione leghista di Lorenzo Bodega. Secondo Brivio questi cartelli "marchiavano" la città ed erano contrari al codice della strada.

Nella foto: il cartello bilingue all'ingresso della città.

7 giugno 2012